Servizio rifiuti: nessun bando di gara, regime di proroga: interviene la Corte dei Conti

Da qualche settimana dispongo della comunicazione ufficiale da parte della Corte dei Conti in merito alla mancata predisposizione della gara per l’affidamento del servizio di raccolta rifiuti nell’ambito territoriale di Parma e provincia.

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Conferenza stampa del 2013

L’ho ottenuta attraverso un regolare accesso agli atti e ne stavo valutando i numerosi aspetti legali quando la notizia è uscita sulla stampa locale.
A questo punto vorrei aggiungere a quanto uscito qualche considerazione che, credo, possa aiutare ad inquadrare la gravità eccezionale di questa indagine da parte della Corte dei Conti.
Il punto è infatti: perché il massimo organo di controllo sull’utilizzo delle risorse pubbliche scrive al Comune di Parma?

La difesa della nostra amministrazione, acquisita anch’essa attraverso regolare accesso agli atti, è ovviamente che la gara non è di propria competenza ma di Atersir, dunque il tentativo è di chiamarsi fuori preventivamente da qualunque addebito. Ma c’è un “ma” grosso come una casa che merita di essere valutato attentamente.
Non ho ovviamente certezze su questo tema, eppure credo che il motivo per cui il destinatario di questa indagine sia proprio il Comune di Parma risieda nel fatto che dal 2015, anno in cui si è andati in regime di proroga con il servizio offerto da Iren, sono state ben due le iniziative messe in campo con il risultato di farci perdere molto tempo.

In questo caso un po’ di cronistoria credo possa aiutare ad inquadrare correttamente la faccenda.Era il 2013 quando in una conferenza stampa, pur sapendo che il contratto sarebbe scaduto nel 2014, Pizzarotti e Profumo, allora presidente di Iren, annunciano l’impegno congiunto a realizzare l’obiettivo della raccolta differenziata all’85% nel 2016.
Molti di noi chiesero su quali basi Iren potesse prendersi tale impegno, senza però ricevere mai risposta alcuna.
Ad aprile 2015, vale a dire a gara scaduta, l’assessore Folli annuncia di voler procedere con una gara a “doppio oggetto”.
Per farla semplice si tratta di una gara che prevede la costituzione di una società pubblico – privata, a cui partecipino i comuni dell’ambito provinciale, con il compito specifico di gestire il servizio. La condizione però è che la maggioranza dei comuni del nostro ambito territoriale, 44, si esprimano favorevolmente; una condizione che poteva facilmente essere verificata prima di proporre questa strada ad Atersir. Misteriosamente questa verifica pare non essere stata fatta, motivo per cui i mesi passano in attesa di scoprire che effettivamente no, non c’è una maggioranza interessata a questa opzione.Si arriva così a ottobre 2015, quando tutti noi ci saremmo attesi l’avvio delle procedure di gara e invece l’assessore Folli annuncia in Consiglio comunale che si procederà a chiedere ad Atersir di “staccare” Parma dal resto dell’ambito in modo da poter creare una società interamente pubblica per la gestione della raccolta dei rifiuti. Molti consiglieri, tra cui il sottoscritto, fecero notare l’assoluta velleità di una proposta di questo genere, essendo evidente che staccare Parma dalla sua provincia avrebbe rappresentato un controsenso economico. Ovviamente inascoltati, si è proceduto ad impegnare nuovamente Atersir per fornire una risposta a questa iniziativa anziché invitarla a procedere speditamente nella definizione del bando di gara. Arriviamo così ad oggi, con due proroghe d’ufficio ad Iren alla spalle e una terza che si profila all’orizzonte visto che tra definizione del bando ed espletamento delle procedure c’è da scommettere che se ne andrà anche buona parte del 2017.

Tutto questo per ribadire un fatto: se la Corte dei conti ha scritto a Parma è perché il nostro Comune ha fatto perdere molto tempo con proposte che un risultato di sicuro lo hanno avuto: non far chiudere rapidamente la partita nei termini di legge.
Io non so quali saranno le valutazioni dell’organo di controllo ma una cosa la so per certo: in questa vicenda a perderci sono stati i cittadini che si sono visti negare dal 2015 l’individuazione di un nuovo gestore, fatto che con ogni probabilità avrebbe comportato risparmi consistenti come sempre accade quando si affida un servizio oneroso come quello della raccolta dei rifiuti.

Roberto Ghiretti

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