La procura indaga su Ferraris e Pizzarotti

Ho una storia politica, lavorativa e culturale legate a principi di grande libertà e di garantismo vero ma le indagini avviate dalla Procura   sulle nomine al Teatro Regio, tralasciando per un momento la loro stretta valenza giudiziaria, raccontano prima di tutto di un modo di amministrare la città che il sindaco Pizzarotti ha messo in atto fin dal primo giorno del suo mandato.
Una modalità che ha fatto della prepotenza, dell’arroganza e della spregiudicatezza i suoi cavalli di battaglia.

Dal rispetto del programma elettorale alle promesse sull’inceneritore, dalla gestione delle partecipate alle varie nomine effettuate in questi anni sempre il Sindaco si è distinto per un approccio dirigistico che non ho mancato mai di contestare dentro e fuori dal Consiglio comunale.
Sulla gestione del Teatro Regio poi da tempo lamento quella mancanza di trasparenza che mi pare il vero segno politico di queste indagini.
Verranno poi i giudizi nel merito e la formalizzazione di eventuali accuse ma un dato non può essere a questo punto sottaciuto: dopo quattro anni la città si trova ancora esposta ad indagini, inchieste e contestazioni che non fanno certo il bene di questa comunità. Dalle dimissioni del precedente comandante della Polizia Municipale Patrizia Verrusio, all’inchiesta su Parma Gestione Entrate per arrivare a quest’ultima gravissima ipotesi di reato che, pur augurandomi che possa trovare chiare ed esaustive spiegazioni, rimane un fatto grave che mina la credibilità dell’intera maggioranza.
In questo senso il fallimento di questa amministrazione è evidente e sotto gli occhi di tutti.
Fossi io al posto di Federico Pizzarotti, con la sua storia, i suoi continui ditini puntati, il suo amore per le patenti di onestà, non aspetterei un attimo a trarre le conclusioni di tutto ciò, e dico ciò forte del fatto che il sottoscritto nel 2011 si è dimesso, con altri colleghi, senza che vi fossero indagini della magistratura a proprio carico. Ma conoscendo l’attaccamento del sindaco alla propria poltrona, sono certo che vorrà andare avanti e, se possibile, non ammettere alcun errore o passo falso. In questo avremo la prova provata di una voglia di protagonismo che non guarda in faccia a nessuno: dalle regole democratiche all’interesse di una città che quattro anni fa espresse un voto quasi plebiscitario nella speranza di un cambiamento promesso e mai nei fatti messo in atto.
Se vuole rimanere al suo posto faccia pure, vorrà dire che ci vedremo nel 2017 e sarà un piacere mandarlo a casa senza scorciatoie, rimettendo al giudizio della città tutti i suoi errori e le sue incoerenze quotidiane.

Roberto Ghiretti

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