La denatalità: declino, crisi dei consumi, del lavoro, del tessuto sociale urbano.

Alfredo Caltabiano

Riprodotte  sotto le “slide” che contengono dati interessanti presentati  nell’intervento di Alfredo Caltabiano, coordinatore provinciale dell’Associazione Famiglie Numerose nel corso dell’evento Fermiamo il degrado organizzato da Parma Unita sabato 22 ottobre 2016.
Per sfogliare le slide usare le frecce in basso a sinistra.
Per visualizzarle in formato PDF in altra finestra cliccare qui.
L’azione dell’amministrazione pubblica nei comuni impatta in tematiche, come questa, che riguardano l’intero paese ed il suo declino culturale, economico e civile.
Abbiamo inserito sotto un nostro breve commento che cerca di riepilogare le considerazioni presentate.

Il quadro generale che ci danno gli indicatori demografici
Parma non fa eccezione, il declino che mina sempre più la sostenibilità economica e sociale del Paese trova nel nostro territorio gli stessi indicatori negativi;  una natalità di 1,35 figli per donna (ne servirebbero oltre 2) sono un indicatore incontestabile. Inoltre 1,35 è il risultato di un costante peggioramento dagli 1,46 del 2010.

In particolare (fogli 4 e 5) è in costante diminuzione quella fascia (20-39 anni) dove si concentra la imprenditorialità, la creatività, la capacità di innovazione: la recessione economica è anche un effetto di squilibri demografici, ed è nel contempo la causa di ulteriore peggioramento degli indici demografici.

La natalità tende a scendere costantemente tra la popolazione immigrata, che pure “alza” la media (foglio 6 e successivi).

Il numero dei bambini da 0 a 4 anni a Parma, superiore agli 8700 nel 2010 è nel 2015 poco superiore agli 8400 (foglio 11).
Di qui una diminuzione delle richieste di accesso ad asili nidi e scuole materne, alla quale la amministrazione comunale ha risposto nel peggiore dei modi, diminuendo il numero di posti disponibili vantando con spudoratezza una diminuzione della percentuale delle domande non accolte.
Invece di mantenere invariati i posti e calmierare le tariffe per invertire la tendenza, il nostro comune bada solo a “figurare bene” nelle statistiche.
Invece di contrastare la decadenza ne prende atto e la asseconda, le tariffe per l’accesso ad asili nido e scuole materne crescono, e a poco vale utilizzare un indicatore inadatto come l’ISEE per calcolare le tariffe.
Basarsi sull’ISEE è miopia,  non si percepisce che anche una famiglia di ceto medio relativamente benestante va aiutata, perché chi alleva dei figli o ci prova aiuta la società, comunque con sacrifici.

La popolazione italiana e straniera di Parma tendono a stabilizzarsi (fogli 12-15)
La distribuzione della popolazione per fasce di età documenta la mancanza di giovani generazioni in grado di subentrare a chi si appresta ad abbandonare il lavoro e la vita produttiva (fogli 17-18).
Le generazioni più giovani non sono in grado, causa la crisi economica che caratterizza una società in recessione, di sostenersi;  il loro reddito pro-capite peggiora, con un indice di povertà che ha superato quello degli anziani. (fogli 19-20).

Cosa deve fare e dove deve intervenire chi amministra e governa, per fermare questa spirale verso l’autodistruzione.

– Sostenere il lavoro tra i giovani.
– Politiche abitative e di sostegno alla famiglia.
– Aumentare la disponibilità di servizi per l’infanzia.
– Tariffe calmierate per le famiglie numerose.

– Investire su giovani, figli e famiglie= investire sul futuro (della città e del paese).

Il foglio 27 esprime tutta la miseria morale delle scelte politiche dell’amministrazione che determina le tariffe dei servizi per l’infanzia e le rette delle mense che le famiglie pagano.

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